Il disaccordo e la teoria della dissonanza cognitiva

Il disaccordo e la teoria della dissonanza cognitiva

Il disaccordo e la teoria della dissonanza cognitiva

Ti sarà capitato di essere in disaccordo, questo comportamento è trattato dalla teoria della dissonanza cognitiva (Festinger 1950).

I tre fondamenti della dissonanza cognitiva sono:

  • Il comportamento,
  • I pensieri,
  • Le emozioni.

Una persona è in grado di sopportare solo un certo livello di conflittualità tra questi elementi, che formano la sua personalità.

Questa teoria è corrobrata da molte ricerche ed è sempre più attuale giorno dopo giorno, anno dopo anno.

Se cambiate il comportamento di una persona, cambieranno di conseguenza anche i suoi pensieri e i suoi sentimenti e ciò al fine di minimizzare la dissonanza che si è venuta a creare.

  1. Teoria della dissonanza cognitiva
  2. Come funziona
  3. Perché è pericolosa
  4. Come uscire da questo circolo vizioso

La teoria della dissonanza cognitiva

Si tratta di un conflitto tra due o più cognizioni che quando si contraddicono fra loro danno luogo ad uno disagio interno denominato appunto dissonanza cognitiva.

Come funziona la dissonanza cognitiva

La dissonanza cognitiva può essere una cosa leggera, come non essere daccordo con qualcuno o con qualcosa, che non ci tocca, e la fuga da questo stato è semplice. Basta pensare “questo che parla e dice queste cose è un cretino”, “è facile parlare senza viverlo” e altro. Tuttavia ci possono essere condizioni più tossiche in cui avviene la dissonanza cognitiva.

Quando gli eventi confliggono fortemente con le nostre convinzioni, affermazioni o comportamenti dobbiamo obbligatoriamente modificare qualcosa, in una o più aree viste sopra (pensieri/comportamento/emozioni), per superare il senso di disagio e la tensione emotiva che si è venuta a creare.
Facciamo un esempio: “non sopporto quelli che saltano la fila” e “a volte salto la fila” sono due elementi psicologicamente dissonanti che creano uno stato interiore di disagio.
La dissonanza cognitiva ci permetterà, in questo caso, di trovare una giustificazione che ci permetta di essere legittimato a saltare la fila e nello stesso tempo lenire il senso di disagio.

Il disaccordo e la teoria della dissonanza cognitiva

La favola della “volpe e l’uva” è il classico esempio di dissonanza cognitiva.

Il disaccordo e la teoria della dissonanza cognitiva

Perché la dissonanza cognitiva è pericolosa?

Spesso per ridurre il disagio psicologico che accompagna la dissonanza cognitiva è necessario ridurre il proprio livello di autostima o addirittura convincersi della nostra incapacità.
Oltre a non cogliere occasioni di miglioramento dello stato generale (lavoro, finanze, affetti ed altro), la dissonanza cognitiva ci può portare ad una perversa di riduzione dell’autostima

Restare in una situazione tossica per paura di cambiare o per non accetare la sconfitta, il “lutto” per la perdita è tipico della dissonanza cognitiva.
Chi, vessato dal capo, accetta di restare nella relazione lavorativa dandosi delle giustificazioni: “in fondo i lavori sono tutti uguali” ed abbassando il suo livello di autostima sbaglia e rischia di annullare lentamente, ma inesorabilmente l’amor proprio. La cosa più rischiosa non è questa, ma portare questa tossicità a casa ed inficiare anche il rapporto familiare.

Come uscire da questo circolo vizioso

Innanzitutto smettere di scartare utto a priori senza neanche ascoltare è già un buon inizio.

Smettere di rimandare, di subire, di ingoiare il “rospo”, prendere una decisione. Costruire occasioni e soprattutto smettere di incolparsi di ogni situazione senza ragione.
Questa è una cosa semplice, anche se non facile, in caso di incapacità è possibile farsi aiutare da professionisti del settore.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *